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LA PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO

Guardiamo e conosciamo tante statue della Madonna, quasi tutte col Rosario tra le mani, e forse ci aiutano a trovare Maria nei nostri cuori.
Il 7 ottobre è la festa della Madonna del Rosario. Deriva dalla vittoria della Lega Santa (spagnoli, genovesi, veneziani, stato pontificio, cavalieri di Malta) sugli ottomani nella battaglia navale di Lepanto, nel golfo di Corinto, nel 1571, cioè 455 anni fà. Fu l’ultima battaglia con le navi a remi e la tattica dell’abbordaggio; 30mila morti e prigionieri, 150 navi turche affondate, 15mila schiavi cristiani, posti ai remi delle navi turche, liberati. Un successo amplificato, con una risonanza in Europa più larga dei risultati veri, ma intanto ci fu un po’ di pace. Che si sgretolò negli anni successivi, per lo scontro di interessi tra le varie potenze e per la diffusione della pirateria. Anzi, allo scontro tra cristiani e musulmani turchi, successe lo scontro tra potenze cattoliche e protestanti. Ma anche nelle battaglie successive contro l’impero ottomano si invocò l’aiuto della Madonna del Rosario (fra Marco da Aviano), fino alla vittoria di Vienna del 1683, fine del secondo assedio alla capitale.
Fin qui quella storia degli uomini, che dalla vittoria di Poitiers del 732, attraverso le Crociate e queste due ultime battaglie, compì in nome di Dio e della Madre di Dio, quello che era solo la vittoria del più forte su pericoli incombenti. La forza delle armi e la forza delle idee (occidentali e cristiane) ebbero la meglio.

La storia di Dio. Questa festa fu istituita dal papa san Pio V come festa di S. Maria della vittoria, appunto dopo Lepanto, perché lui aveva sollecitato i soldati e le confraternite di Roma a pregare il Rosario prima della battaglia per invocare la salvezza della cristianità dai musulmani. Aveva introdotto allo scopo anche una nuova litania a Maria Auxilium Chritianorum. Il suo successore Gregorio XIII trasformò quella ricorrenza nella festa della Madonna del Rosario, com’è oggi.

Ma il Rosario, corona di rose spirituali, come preghiera si era formata attraversando la fede di tanti nei secoli: i monaci del deserto dal III secolo usavano corone di sassolini per contare i salmi o sostituirli con altre invocazioni a Gesù e alla Madre di Dio. Ermanno lo Storpio nel 1050 compose la Salve Regina e altre antifone per invocare l’aiuto di Maria e lodare la sua fede. Intanto si formò la preghiera dell'Ave Maria. San Domenico nel 1214 ricevette dalla Madonna l’ispirazione a pregare un rosario per convertire gli eretici; i monaci cistercensi e certosini, dal XIV secolo, diffusero questa forma di preghiera come via per l’unione mistica con Maria e Gesù; e tre di loro Domenico di Prussia (che aveva composto una corona degli eventi della vita di Cristo) e Adolfo di Essen e Alano de la Roche divisero la recita del rosario in misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi e promossero le confraternite per la recita comune di questa preghiera.

Nel 1854 la Madonna apparve a Bernardette con una corona del rosario in mano e nel 1917 a Fatima la Santa Vergine si presentò ai pastorelli come la Madonna del Rosario, che infatti recitò con loro e che essi avrebbero dovuto recitare ogni giorno per far cessare la guerra, per implorare il perdono dei peccati e per la conversione dei peccatori.

Assieme a schiere di santi che furono attaccatissimi a questa forma di preghiera, Santa Teresa di Lisieux raccomandava a chi pregava il rosario: “col rosario si può ottenere tutto. Non c’è preghiera più gradita a Dio. È la catena che lega il cielo alla terra, un’estremità nelle nostre mani e l’altra in quelle della Santa Vergine”. E, soprattutto diceva: “finché il rosario sarà recitato, Dio non potrà abbandonare il mondo”.

Noi sappiamo che, per quanto sia definita preghiera contemplativa, la preghiera più concentrata di mistero cristiano e preghiera dei poveri (quelli di fatto e quelli delle beatitudini! quindi semplice e profonda), il rosario è una preghiera ripetitiva, che si può cominciare e non finire, perché magari ci si addormenta. Oppure si può dire uno o più rosari per lucrare un’indulgenza per sé stessi o per i morti (questo sembra un modo utilitaristico di pregare, e per modernità se ne dimenticano tutti: alla fine del rosario si dice il pater ave gloria secondo le intenzioni del papa appunto per implorare dai meriti di Gesù, Maria e della Comunione dei Santi quel frammento di misericordia del Padre che ci manca, ci serve; mentre la Chiesa dice, secondo il Vangelo, chiedete e vi sarà dato).  
Sì, siamo realisti. Ma sappiamo anche che un innamorato ripete infinite volte il nome dell’amata e non si stanca mai, e non prende mai il tono della cantilena perché la passione e l'ardore e il desiderio lo fanno essere insistente. E non pronuncia il nome amato quando gli serve, se prima non l’ha ripetuto mille volte per lodarlo ed esaltarlo.

Sì, chi vuol imparare a dire il Rosario, e unirsi magari ad altri, deve puntare al massimo. Noi abbiamo bisogno di poter tornare ad essere quel discepolo innamorato che ha attraversato le guerre e le tempeste dei secoli, non da solo, con la Chiesa, soprattutto con Gesù e Maria. Noi vogliamo essere con Maria davanti ai misteri della salvezza compiuta da Gesù: in comunione con lei, contemplativi con lei di Gesù sorgente abbondante della redenzione del mondo, da cui attingere. Non un discepolo qualsiasi, una pia donna qualsiasi: il discepolo prediletto, le tre Marie al Calvario, Maria di Magdala la mattina di Pasqua.

Perché i vecchi dicevano e, alcuni ancora, dicono il Rosario. Perché c’è una lex orandi che è capace di generare una lex credendi. E ci richiama non tanto a rafforzare una devozione (che comunque colma qualche spazio vuoto) ma a ritrovare quella forza della fede che ci converte, ci conforta e, soprattutto, incide nella vita degli altri.


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